domenica 24 gennaio 2010

MICHELE NISTA 14-01-2010

Comincia una nuova avventura amici....

vi porterò la voce di un

..." Uomo onesto......Uomo Probo"

. Michele Nista: Qualsiasi cosa da scrivere mi sembra cosi' ipocrita, retorico, pero'....


Mi sento davvero scioccatissimo, strano, lacerato, senza parole ( ipocrisia zero e stra sottozero), a partire da ieri mattina presto, per cio' che e' successo ad Haiti. Vi passai tre settimane, circa, lo scorso luglio ( allorche' di Haiti non fregava a nessuno se non ai nemici/amici vicini della Repubblica Dominicana). Fu un'esperienza meravigliosa che mai e poi mai mi dimentichero'. Ho ricevuto dalla gente di quel paese miliardi di volte di piu' di quanto mai avrei potuto avere in mente, meglio ancora, nell'anima, di dare ( e anche qui, ipocrisia, stra sotto zero). Debbo dir la verita', sto scrivendo, ma non so' assolutamente neanche io cosa, e forse nemmeno il perche'. Diro' molto piu': non so' nemmeno da che parte iniziare, continuare, finire. Quando vi e' da " fotografare" il criminalissimo incravattato Silvio Berlusconi o da fare previsioni sui mercati finanziari e/o delle commodities, o da scherzare qua e la, le parole, le idee, di solito, mi escono a fiumi, spontaneissime, non preparo mai nulla, ma qui e' diversissimo, mi sento al momento come un bimbo di cinque anni e mezzo al suo primo compitino scritto. Mi sembra troppo simil viscidamente palese, scontato, retorico citare una qualsiasi cosa. Chiudo gli occhi, effettuo un forte sospiro, mi calmo il piu' possibile e provo a iniziare, pur se mi sembra di essere il peggiore scribacchino mai vistosi. La scorsa estate volli vedere alcuni paesi del continente americano ( nord/centro). Come ero in Repubblica Dominicana, uno Spirito fortissimo ( prendetemi per poco normale o meno) mi spinse ad andare ad Haiti. Mi attraeva il voler vedere il, nettamente, paese piu' povero del continente americano, nonche' terzo paese piu' povero al mondo. Avevo visto poche settimane prima, su una tv degli Usa, un uomo residente in California, raccontare la sua vita, di come i topi gli morsicavano i piedi nelle baracche di Haiti, ove era nato e cresciuto e di come poi era divenuto persona di moderato successo negli States. Avevo fatto il volontario in favelas di varie parti del Brasile, da su a Macapa fino a giu a Porto Alegre, come pure a San Jose di Costarica, Santo Domingo. Panama City, Montevideo e Buenos Aires, e avevo visto coi miei occhi bambini con occhi "perennemente terrorizzati" e la faccina bucata da morsi di topi enormi, che avevano reso detti stessi bimbi, giungere a un passo dalla morte ( Leptospirosis). Sentite le parole di quel ex poverissimo di Port au Prince volli subito andare in quella nazione, pur se tutti, americani e dominicani, mi dicevano che era follia pura fare cio', che era pericolosissimo, che era andare dritto dritto incontro alle braccia della morte, o quasi, raggiungere quel paese. Vi e' ( stranamente) ancora un post nella rete: "Michael Nista per la sua non profit company ad Haiti..." a ricordo di quegli inidimenticabili giorni. Piccola pausa e presto di ritorno. Michele Nista
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Presi quindi il bus da Santo Domingo e iniziai a portarmi alla citta' di confine tra Rep Dominicana e Haiti: Dajabon. Internet diceva che trattasi di uno dei posti piu' pericolosi al mondo intero. La mia " capapazza" appena legge queste frasi, subito diventa attrattissima dal andare in detti determinati luoghi. Nel 1992 andai ad Harlem e nel Bronx, anche alle tre di notte, in autobus, in metro, proprio perche' mi dicevano che era la cosa piu' pericolosa mai a farsi ( e infatti per rischiare rischiai, ma ...). Nel 2000 andai in una delle zone piu' pericolose di Buenos Aires, vicino a Claypole, mentre imperversavano anche i morti, a seguito della crisi finanziaria di quel paese. In Brasile mi dicevano: " mai e poi mai inoltrati da solo in una favela, capito (?), maaaaaaai". Appena mi dicevano cosi', la mia fissa diveniva subito andare in una favela e solo, senza guide. Lo facevo subito. Andai nella Rocinha in solitudine, a piedi, a Rio de Janeiro, mentre uno che mi aveva accompagnato in macchina fino a vicino alla Rocinha stessa, guardava esterrefattissimo, e subito prendeva e tornava " verso la civilta'" del centro citta', e pure semi sgommando. Feci lo stesso nell'andare a trovare dei sacerdoti italiani lavoranti presso la super assassina favela di Heliopolis di Sao Paulo, tra gli occhi larghissimi, sconcertati, di chi li mi aspettava, che subito mi simil urlava: " mi vuoi dire che sei venuto qui da solo, e come hai fatto, ma sei davvero tu, in carne e ossa, sei normale o..."? Per raggiungere favelas di Belem o Macapa', nel meraviglioso, e per me, mai dimenticabile nord del Brasile, invece, assolutamente, fui accompagnato, essendo che li, di autobus, non ve ne era e penso, ancora e', manco mezzo ( forse). Torniamo al focale. Mi trovo nella citta' poverissima di Dajabon. Incontro una giovane donna di Haiti, che lavorava presso l'Ospedale locale, che si offre di accompagnarmi ( e, per quel che riguardava la sua parte, anche a sue spese; senza alcun secondo interesse) nella sua citta' natale di Capo Haitienne ( la prima principale, entrando in Haiti da Dajabon). Mi sembra un segno del destino, della Provvidenza e pur se con non poco timore, decido di "avventurarmi". Mi ricordo che scrissi sul blog di Barrai, dieci minuti prima di attraversare "l'indimenticabile" confine di Dajabon: " sto per fare una cosa che fa piu' effetto di 477747747 Guttalax, se tornero' vivo, poi, ve ne scrivero' ( ed ero spontaneissimo nel citare quelle parole... da ogni punto di vista)". Mi ricordo che appena giunto al confine, volevo subito tornare dietro, subito. Se non era per la sicurezza che mi ispirava l'amica che mi stava accompagnando, lo avei fatto. Appena entri in Haiti, subito ti saltano addosso decine e decine di ragazzini seminudi, che ti chiedono un dollaro qui, un dollaro li, vuoi per un motivo o per l'altro, ti strattonano, ti tirano i vestiti, i pantaloni, la giacca, la camicia, la valigia, le mani, ect ect. Pensai: " qui finisco morto anora prima di entrare nel paese" e subito dissi alla chica che mi accompagnava: " vamos atras, vamos, linda, vamos atras". Ma il suo ridere difronte a queste mie classiche reazioni alla Alberto Sordi, i suoi sorrisi, mi diedero il coraggio e la forza di proseguire. Arrivati alla dogana di Haiti, avevo capito che il personale del luogo, avrebbe trovato qualsiasi scusa per..........( ci siamo capiti).. Anche li, la presenza di quella spontanea amica fu fondamentale ad evitare abusi ( il giusto al giusto). Per andare al punto, passai una settimama a Capo Haitienne, tornai in Rep Dominicana, ma la nostalgia di Haiti era cosi' forte, impressionante, instoppabile, che presi e ritornai di nuovo in detta nazione, appena due giorni dopo averla lasciata e vivetti coi piu' poveri, con le loro sempre presenti quasi disumane ristrettezze, nella citata Capo Haitienne, nella straziatissima Gonaives, ove un'inondazione aveva ucciso migliaia di persone, non tanti mesi prima, e ove il tonfo acre dei cadaveri di esseri umani e animali, qua e la, sottoterra ( e non nei cimiteri), ancora si sentiva. Le strade di Haiti sono impercorribili, sono un insieme infinito di buchi. Vai in macchina, la tua prostata soffre da pazzi, salta, quasi. Le case son quasi sempre senza energia elettrica, quindi, raramente possono in quella nazione mangiare cibi freschi. I bagni non hanno mai acqua, e quindi e' sempre, quasi impossibile, lavarsi. E' impossibile andare a un wc. A Port au Prince le strade son stracolme di pattumiera, si cammina sulla pattumiera, tra toponi mastondontici, toponi alla Berlusconi ( e gli assomigliano non poco; e non solo esteticamente; fate attenzione e...). E la gente a fronte di tutto cio' e perennemente rassegnata, zitta, triste ma zitta, sa' che se parla troppo perde subito il lavoro, azni, viene uccisa e fatta sparire. Infatti, appena tornai a Londra, scrissi: "Italia di Berlusconi, Haiti d'Europa". Piccola pausa, and soon back. Michele Nista.
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Don Jean, con cui feci il volontario a Gonaives e Port au Prince, non mi risponde al telefono o via e mail, lo faceva fino a Natale scorso, con una gentilezza e umanita' incantevole. La bellissima, dolcissima, intelligentissima Florida, con cui ebbi momenti umanissimi, sensibilissimi, indimenticabili a Capo Haitienne, pure non mi risponde, lo faceva fino a Natale scorso anche lei. Lo stesso con altri volontari che conobbi pure a Capo Haitienne e Port au Prince. Spero tanto che il Creatore li abbia voluti tenere in vita. Il mio cuore e' davvero ad Haiti, in questo momento, ma non solo in questo momento, un po' lo e' dall'estate scorsa. Penso che presto tornero' in quel paese. Non sono un chirurgo, non sono un infermiere, non sono un muratore, ma il mio cuore, la mia buona volonta', il mio voler ricompensare, lo mettero' a disposizione. Grazie a tutti voi per aver eventual mente prestato una qualsiasi attenzione, e donate indumenti, cibi a lunga conservazione ( meno, soldi, che in questi casi vengono quasi sempre tutti ladrati, odio l'ipocrisia, sempre; vidi tanti di quegli enormi pacchi di riso regalati dal Governo Usa e Governo Italiano, di gran lunga i due Governi piu generosi con Haiti, finire in case e ristoranti di ricchi, e non in baracche di poveri, quasi senza alcun cibo, che mi fece una rabbia....), al degnissimo, umanissimo, gentilissimo, fierissimo, fortissimo, dignitosissimo, orgogliosissimo, dolcissimo, sofferentissimo, tormentatissimo popolo di Haiti.
Un abbraccio vero, Michele Nista.

4 commenti:

  1. Michele, oltre ad essere un grande professionista nel mondo della finanza, non avendo sino ad oggi mai sbagliato una sola previsione, è sopratutto una persona in possesso di una generosità immensa.
    Michele grazie di esistere.
    Piero

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  2. Grazie caro Piero, grazie di cuore. Saro' andato di cervello, ma qcosa mi dice che questi nostri piccoli semi, potrebbero dare vita a non piccolissimi alberi, quindi, diamoci dentro. Anche Romolo e Remo, da sparuti pargoletti, divennero mezzi boss di mezzo mondo, LA FEDE FA MIRACOLI, NULLA E' IMPOSSIBILE NULLA
    Michele Nista

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  3. Caro Michele, hai cuore e fiuto per gli affari, di gente come te ve ne e' poca. Non voglio sporcare questo blog scrivendo di Dow Jones, ma ti ringrazio, mi stai facendo guadagnare molto, e per di piu', hai anche cuore. Saro' sempre un tuo assiduo difensore
    Grazie mille da Tony

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  4. Grazie Tony, ora tiriamoci su le maniche e ....
    Let's go, es tiempo de revolucioooooooooooooon
    ne comunista, tanto meno fascista ma revolucion

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